
Oggi è stata una delle classiche giornate memorabili, di quelle che se non le metti sul ridere finisce che vai diritto in ospedale per ulcera perforante. La mattina scorre via tranquilla. Avrei dovuto cominciare a studiare per i prossimi (lontanissimi) esami di Gennaio ma mi sono autoconvito (con la classica guerra tra diavoletto e angioletto sulle due spalle) che qualche giorno di pausa in più o in meno non avrebbe fatto nessuna differenza. Tanto più che nel pomeriggio sarei dovuto andare a Torino per la premiazione del famigerato concorso di disegno. Sono arrivato terzo per cui, oltre a ricevere il mio premio, ero curioso di vedere il lavoro di quelli che mi erano arrivati davanti ma anche di capire quanti eravamo in totale. La premiazione doveva iniziare alle 16:00 per cui, facendo i miei calcoli, mi sono detto “prendo il treno alle 14:00, arrivo alle 15:00, ho un ora per guardami l’esposizione per cui vado in tranquillità”. Mai e poi mai avrei pensato che il mio trenino sarebbe arrivato in quel di Torino alle 17:45!!!
Il calvario comunque è stato ricolmo di simpatici aneddoti che mi appresto a raccontare. Per cominciare, a Vercelli salgono con me due ragazze sui 16 anni e si siedono proprio davanti a me. Dopo neanche trenta secondi, per non essere investito dalle loro chiacchiere, mi metto subito le cuffie nelle orecchie, sparo a manetta il mio cd di mp3 e inizio a leggermi un bel volumazzo di fumetti. Una delle due è particolarmente obesa ed indossando un completino attillatissimo maniche-corte con tanto di pantaloncini al ginocchio non è che la cosa possa passare inosservata. La cosa drammatica è che quando scendono a Santhià, io alzo (purtroppo) gli occhi e mi ritrovo con il fondo schiena di codesta ragazza a più o meno 5cm dalla faccia, metà del quale è esploso fuori dai pantaloni attillati. Controllo i conati (con i miei problemi di stomaco ho sviluppato delle sofisticate tecniche ninja a questo scopo) ma probabilmente devo aver assunto tutta la varietà di colori dell’iride con qualche variante nuova.
Ancora mi devo riprendere dalla cosa e al posto delle donzelle arriva un signore sulla cinquantina, anche questo particolarmente voluminoso. Io ero seduto dal lato del finestrino e ovviamente dove pensate che questo si sia seduto? Di fronte a me, tanto che io ero tutto accartocciato sul sedile non potendo stendere le gambe neanche un pochino. Per non parlare della coppietta che avevo alla mia sinistra, nell’altro gruppo di sedili, che sembrava impegnata nell’interpretazione di qualche scena da film porno, con le mani di lui che ogni tanto sparivano o salivano a mo di polipo sotto la maglia di lei. Probabilmente chiunque avrebbe cambiato posto (ammesso di non mettersi a guardare il film porno) ma io, che possiedo il gene vietato-ogni-sforzo-superfluo, mi rituffo nella lettura del mio volume.
A 5m da Chivasso andiamo in blocco e io penso “bah…dovranno lasciar passare qualche treno” e infatti di li a poco ne arriva uno. Dopo mezzora però comincio a pensare che fooooooorse non era solo una questione di ritardi ma alle 15:45 finalmente ripartiamo (anche se io ero ormai in ritardo rispetto a qualunque plausibile tabella di marcia).
Passiamo Chivasso e a 10m da Porta Susa ci fermiamo, DI NUOVO!. Io nel mio piccolo, dopo anni di convivenza forzata con le ferrovie, ho imparato che incavolarsi per ste cose non serve a nulla e neanche prendersela con i controllori perchè si finisce solo per imbestialirsi di più. Purtroppo ero l’unico sul treno a pensarla così probabilmente. Il tizio davanti a me assume l’atteggiamento dell’orso d’inverno: letargia alternata a periodi di vagabondaggio in cerca di cibo. Peccato che il “tempo di ciclo” era di 5m e il suo vagabondare consisteva nel passeggiare fino al finestrino dalla parte opposta, affacciarsi, sedersi, letargia, ecc… e io sempre accartocciato sul mio sedile che cercavo di mantenere un atteggiamente distaccato da tutto. Per non parlare della marea di gente che comincia ad accalcarsi nei passaggi tra le carrozze per fumare, roba che sembrava andassimo a fuoco e io dopo 10m ho già due occhi neanche stessi pelando delle cipolle. Il tempo intanto passa e io mando SMS a una mia amica che a Susa già dalle 15:00 e mi aspetta per venire a vedere l’esposizione con me ma io le dico di tornare a casa perchè non ho la minima idea di quando posso arrivare. Alle 17:00 la situazione non si è cambiata di una virgola, anzi, la gente ha preso a scendere dal treno e sembra intenta a raggiungere Stura a piedi. Finalmente poi arriva un controllore e avverte che stanno facendo arrivare una motrice da Susa, il che in termini temporali significa ancora mezzora prima di arrivare finalmente a Susa. Ovviamente poi tolgono la corrente per poter collegare la nuova motrice (ma fortunatamente c’è ancora un po’ di luce fuori per cui non siamo completamente al buio) e guardando fuori dal mio finestrino mi accorgo che il panorama disegnato dal tramonto non è poi male e decido di fare una foto con il mio telefono.
Poco dopo finalmente ripartiamo ma arriva di nuovo il controlloro e lancia l’ultimo messaggio tremendamente allarmante: “non avvicinatevi alle porte perchè sono aperte e quindi c’è rischio di cadere fuori”. Io comincio a pensare di essere finito sul treno più pazzo del mondo.
Alle 17:45 circa approdiamo a Susa, a momenti non ci volevo credere. A questo punto ho due scelte: o provo ad andare comunque al Poli scartabellando bene nella mia rubrica per cercare il numero del responsabile della mostra (che non avevo trovato precedentemente) andando in contro nuovamente all’incognita treno oppure posso precipitarmi sulla parte opposta della pensilina dove stanno annunciando il treno per Milano e dove tra l’altro ho avvistato un mio amico che non vedevo da tempo e con cui avevo disogno di parlare. Secondo voi che ho fatto? Ovviamente la seconda delle due perchè una volta, per aver assistito a 5m in più di lezione sono dovuto rimanere a dormire a Torino a casa di amici visto che tutti i treni in partenza per Milano venivano soppressi. Quindi tra l’incertezza e la garanzia del ritorno a casa o scelto la seconda delle due.
Il viaggio di ritorno è stato solo un gran ciarlare tra di noi per cui non mi sono accorto dei ritardi se non all’arrivo quando guardando l’orologio ho visto che c’era più di mezzora. Ma tanto non conta perchè quello era il treno che era partito con un ora di ritardo da Porta Nuova.